IL DIAVOLINO DEI VECCHIETTI

La statuina detta comunemente dai fiorentini “il Diavolino del Giambologna” si trova sul cantone fra via de’ Vecchietti e via Strozzi: sul quel cantone si trova infatti il Palazzo della nobile casata dei Vecchietti, sull’ angolo del quale si trova il bronzetto in questione.

Secondo la tradizione, la statuina che raffigura il “Diavolino” sarebbe stata commissionata da Bernardo Vecchietti al Giambologna in ricordo di un avvenimento prodigioso avvenuto nel 1245 in Mercato Vecchio (oggi Piazza della Repubblica): durante una predica di san Pietro martire contro gli eretici particolarmente partecipata del popolo della città, sarebbe apparso, nel tentativo di disperdere la folla,  il Demonio sotto le sembianze di un cavallo nero imbizzarrito. Si narra che il frate domenicano, resosi conto della reale entità dell’ apparizione, alzo il braccio e tracciò un grande segno di croce: in quel momento il cavallo nero si bloccò e scomparve nel nulla, proprio all’ altezza del cantone di via de’ Vecchietti dove è oggi posto il famoso “Diavolino“. Questo miracolo è ricordato anche in un affresco sulla facciata della Loggia del Bigallo, in cui si vede San Pietro da Verona benedicente che ferma il cavallo nero in corsa.

Fin qui la tradizione, che ha associato a posteriori due fatti fra loro disgiunti: infatti, quello che viene chiamato “Diavolino” dai fiorentini è sì un’ opera del Giambologna, ma non ha nessun legame con la vicenda del prodigio del 1245. In realtà, la piccola scultura in bronzo presente sul cantone del Palazzo de’ Vecchietti è un satiro, figura mitologica metà uomo e metà caprone, assimilata dalla tradizione cristiana alla rappresentazione del Maligno. Il satiro in questione fa parte di una coppia di statue in bronzo che il Giambologna volle lasciare in dono al suo grande mecenate Bernardo Vecchietti in segno di gratitudine. Bernardo Vecchietti fu infatti il protettore dell’ artista e lo ospitò nel suo Palazzo quando questi venne a Firenze. Lo aiutò anche a farsi conoscere prima che egli si recasse a Roma. Quando poi il Giambologna tornò a Firenze, nel 1562, fu ancora ospite dei Vecchietti. A motivo di questo duraturo rapporto, una lapide apposta sul fronte del Palazzo dei Vecchietti, dalla parte di via degli Strozzi, recitava: “Appartenne questo palazzo e servì di abitazione a Bernardo Vecchietti celebre mecenate delle arti belle. Egli vi ricoverò per tre anni lo scultore Giambologna quando venne in Firenze, e fu cagione che questo sommo artista si fermasse fra noi”.
Dei due satiri regalati a Bernardo, uno fu apposto sulla facciata del Palazzo e l’ altro su quella di una casa di fronte, anch’ essa di proprietà dei Vecchietti. L’ equivoco sul soggetto delle due statue nacque dalla ignoranza del popolino di Firenze che, evidentemente a digiuno di mitologia e di satiri, chiamò quel quadrivio “Canto dei diavoli“. L’ originale del “diavolino” oggi presente sul canto dei Diavoli è conservato al Museo Bardini, sito sull’ angolo di Piazza de’ Mozzi.
D’ altra parte, nonostante le numerose opere che si trovano a Firenze, il Giambologna rimane celebre per una in particolare, notevole, prima ancora che per il pregio artistico, per le sue notevoli dimensioni: si tratta della gigantesca statua dell’ Appennino che adorna il parco della Villa Demidoff di Pratolino, all’ epoca di proprietà della famiglia regnante dei Medici.

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Pubblicato il 28 settembre 2011, in Opere d' arte con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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