LE MONETE CONIATE A SPREGIO

LE MONETE CONIATE A SPREGIO

E’ noto che Firenze, a partire dal 1252, iniziò a battere una propria moneta aurea, il fiorino, che ebbe grandissimo successo in tutta Europa; e che, a garanzia del suo valore, la moneta recava incisa l’ immagine del patrono della città, San Giovanni Battista. Pochi sanno però che, in occasioni particolari, i fiorentini aggiunsero al Battista, in spregio dei nemici, particolari figure che alludevano all’ avversario che si voleva umialiare.

Queste monete venivano chiamate “vituperose“, proprio a significare che i particolari simboli aggiunti al conio servivano di spregio nei confronti di qualcuno dei numerosi avversari di Firenze. Caso leggermente differente, quello delle cosiddette monete “castrensi”, quelle cioè che venivano coniate, in una zecca da campo improvvisata, sotto le mura di città assediate. L’ origine di questa usanza risiede nel fatto che, battere moneta sotto le mura del nemico, significava aver preso possesso del suo territorio: questo perchè il diritto di coniare era, per definizione, prerogativa di chi aveva la signoria di un determinato territorio.

Il primo caso di moneta “vituperosa” battuto da Firenze risale al 1256, quando, avendo Pisa occupato parte del territorio di Lucca (guelfa a quel tempo, ed alleata di Firenze), i fiorentini ricacciarono gli invasori in località Ponte al Serchio. Rincorsi i nemici fin nel loro territorio, a San Jacopo in Val di Serchio, “tagliarono quivi un grande pino e in su quel pino batterono grande quantità di fiorini. E per ricordare quelli che vi furono battuti hebbono per contrassegno tra’ piedi del San Giovanni quasi com’ uno trifoglio, a guisa di piccolo arboro”, come ci informa Giovanni Villani nella sua Cronica. L’ alberello stilizzato ai piedi del Battista alludeva evidentemente al pino su cui i fiorentini avevano battuto i fiorini in territorio pisano.

Una seconda “moneta vituperevole” fu coniata circa un secolo dopo: scoppiata di nuovo la guerra tra Pisa e Firenze, capeggiata da Bonifazio Lupi, la città gigliata conquistò dapprima Peccioli e Pietrabuona, mentre la sua alleata, Genova, ne approfittava per aggredire la sua rivale sul mare, riuscendo a a penetrare nel Porto Pisano dopo aver spezzato le grosse catene che ne chiudevano l’ ingresso. Infine, nel 1363, Firenze inflisse alla sua storica nemica il colpo di grazia, sconfiggendola nei pressi di San Giovanni alla Vena. Il capitano fiorentino Pietro Farnese, essendogli morto il cavallo in battaglia, terminò di combattere a dorso di mulo, ma riusci a conquistare non solo la vittoria, ma anche le insegne pisane ed il comandante avverso Ranieri de’ Baschi. Giunti a Riglione, in vista delle mura pisane, decisero di battervi un grosso d’ argento che, nel verso, raffigurava un San Giovanni in trono con sotto i piedi una volpe a gambe all’ aria, ed in mano uno scudo crociato con accanto una catena. Mentre la catena ricordava l’ incursione genovese nel porto pisano, la volpe rappresentava Pisa umiliata e sconfitta, visto che i fiorentini, con Dante in prima fila, definivano i Pisani “volpi piene di froda”.

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Pubblicato il 7 agosto 2011 su Aneddoti e notizie storiche. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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