LA LOGGIA DEI LANZI

LA LOGGIA DEI LANZI

La stupenda loggia a tre arcate a tutto sesto, che campeggia in Piazza della Signoria, fu inizialmente detta Loggia dei Priori o Loggia dell’ Orcagna, dal soprannome dell’ artista che la ideò, ovvero Andrea di Cione detto l’ Orcagna, mentre il fratello Benci di Cione fu uno degli architetti incaricati della sua costruzione. Il nome di Loggia dei Lanzi gli venne dalla scorta di Lanzichenecchi, mercenari tedeschi, che vi bivaccavano in permanenza.

La guarnizione fu voluta dal Duca Alessandro dei Medici, dopo che fu insediato al potere in dalle truppe dell’ imperatore Carlo V, che avevano assediato ed espugnato la Repubblica fiorentina, difesa dal Ferrucci. La scorta di Lanzichenecchi, il cui nome fu abbreviato in “Lanzi“, serviva come presidio del potere mediceo per la soppressione di eventuali sommosse o disordini, e fu alloggiata sotto la loggia dei Priori, dove in precedenza venivano svolte le assemblee repubblicane, proprio a significare che la Repubblica non esisteva più, sostituita dal potere assoluto del sovrano Alessandro. Non deve stupire quindi il rallegramento dei fiorentini alla notizia dell’ assassinio del Duca per mano del suo parente Lorenzino dei Medici.

In seguito, la loggia fu trasformata in quel museo a cielo aperto che è tutt’ oggi. Tra i principali capolavori che vi furono posti, campeggia il Perseo del Cellini, che presenta una curiosità poco nota ai più: nella parte posteriore dell’ elmo dell’ eroe ritratto dall’ artista, è riconoscibile un volto, la cui barba è disegnata dalla fluente chioma di Perseo. Pare che con tale incisione, il Cellini abbia voluto immortalare un proprio autoritratto, come era molto spesso usanza dei pittori, che, non contenti di firmare la propria opera, volevano lasciare una traccia ben visibile.

Un altro capolavoro che fa bella mostra di sè nella Loggia dei Lanzi, è il gruppo marmoreo del Giambologna, raffigurante l’ episodio del Ratto delle Sabine. La scultura, che comprende tre figure, possiede la particolarità di essere stata tratta da un unico blocco di marmo. Pare che come modello del romano che rapisce la sabina, il Giambologna si sia avvalso di un modello di eccezione: si tratterebbe del marchese Bartolomeo di Leonardo Ginori Lisci, del quale si narra che fosse di grandissima bellezza ed alto più di due metri. Il Ratto delle Sabine mostra la sua natura di capolavoro anche per il fatto di essere eseguita secondo la tecnica “a spirale”: ciò sta a significare che le tre figure di cui si compone presentano delle torsioni tali che lo spettatore ha la necessità di girare attorno alla statua e prendere via via punti di vista differenti per cogliere compiutamente la pregevolezza dell’ opera.

Annunci

Pubblicato il 7 agosto 2011 su Edifici ed altre costruzioni artistiche e monumentali. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: