ANDREA DI CIONE DETTO ORCAGNA

ANDREA DI CIONE DETTO ORCAGNA

Si chiamava Andrea, figlio di Cione, ma è passato alla storia col soprannome di Orcagna, parola che, a motivo della sua terminazione, suona in Toscana come dispregiativo. In realtà, se ricerchiamo l’ etimo di questo soprannome, scopriamo che, dietro l’ ostico soprannome affibbiato ad Andrea di Cione si cela soltanto l’ abbreviazione di un altro nome: si scopre così che “Orcagna” altro non è che la trasposizione vernacolare di “Arcangelo” (o meglio, in fiorentino, “Arcagnuolo“). Il soprannome col quale la storia ci tramanda le sue gesta lo distingue peraltro da un altro grande artista, ossia il Verrocchio: il quale possedeva lo stesso nome di battesimo e lo stesso patronimico, Andrea di Cione.

L’ Orcagna, che era al contempo architetto, pittore e scultore, dirigeva una delle principali botteghe artistiche di Firenze, assieme ai fratelli Nardo, Jacopo, Benci e Matteo. La fortuna della sua bottega, dovuta certamente alla maestria di Andrea, deve tuttavia parte della sua prosperità alla grande epidemia di peste del 1348, che, decimando la popolazione di Firenze, si portò via anche una parte consistente dei “concorrenti” degli Orcagna: morirono ad esempio, in tale occasione, gli allievi di Giotto Maso di Banco e Bernardo Daddi.

Il nome dell’ Orcagna è legato in maniera particolare alla Loggia dei Lanzi, di cui fu progettista, e che fu pertanto chiamata anche Loggia dell’ Orcagna; ed al Tabernacolo posto nella chiesa di Orsanmichele, stupendo esempio di arte gotica. Nella pittura, particolare vetta di intensità espressionistica raggiunge, secondo me, nel ciclo di affreschi intitolati al “Trionfo della morte“, dipinto per la chiesa di Santa Croce, ed i cui frammenti sono oggi conservati nell’ omonimo museo: stupisce ancora oggi la potenza delle figure di storpi, lebbrosi, sciancati e sofferenti di tutti i tipi che invocano la Morte come curatrice di tutti i mali. L’ invocazione è palesata con una tecnica che potremmo definire “a fumetto”: come nei moderni comics, infatti, le parole dipinte sembrano uscire dalla bocca di una delle figure ritratte. Ed ecco cosa dicono:

“da che prosperitate ci ha lasciati
oh morte medicina d’ ogni pena
deh vieni a darne ormai l’ ultima cena”

Il quadro coglie alla perfezione il clima di una stagione della storia fiorentina segnata dalla grande peste: su testimonianza del cronista dell’ epoca Giovanni di Pagolo Morelli (confermata anche dalla moderna storiografia), morirono in tale frangente 80.000 persone su una popolazione totale che si aggirava sui 120.000 abitanti; particolarmente adeguato doveva apparire allora prefigurare un definitivo “Trionfo della Morte“.

Per l’ eccellenza delle sue opere di artista, Andrea Orcagna è incluso tra le statue che adornano il Piazzale degli Uffizi, assieme a personaggi come Giotto, Amerigo Vespucci e Dante Alighieri. Il Vasari, autore del progetto degli Uffizi, lo ricorda anche come autore di Sonetti, consegnando alla storia la memoria di un’ artista veramente poliedrico, come solo altri grandissimi (vedi Leonardo e Michelangelo) seppero essere.

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Pubblicato il 7 agosto 2011 su Personaggi illustri. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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