UNA INGIUSTA CONDANNA A MORTE: RENATO DE’ PAZZI

UNA INGIUSTA CONDANNA A MORTE: RENATO DE’ PAZZI

Renato de’ Pazzi è il nobile fiorentino che, a seguito della fallita congiura de’ Pazzi, pagò con la vita non un crimine commesso, ma l’ appartenenza alla famiglia che aveva osato sfidare la signoria dei Medici.

Renato era stato l’ unico fra i maggiorenti della ricchissima casata de’ Pazzi a non  aderire alla congiura che da essa avrebbe preso il nome: al contrario dell’ autorevole capo-famiglia Jacopo che, vista la mala parata fuggì verso la Romagna. Il povero Renato, che al massimo poteva essere accusato di non aver denunciato i propri parenti, si era ritirato in una sua villa nel Mugello per sottolineare la sua estraneità alla congiura; tuttavia, alla notizia della fallita congiura fu comunque preso dal timore per la propria incolumità e tentò di fuggire travestito da contadino. Riconosciuto, fu catturato e portato a Firenze, dove venne giustiziato mediante impiccagione. A malapena sfuggì al supplizio un altro innocente, il cardinal Sansoni, che, ignaro di tutto, si era ritirato sull’ altare di San Lorenzo ed era stato strappato dai preti all’ ira popolare.

Degli altri congiurati, vediamo, prima, cosa fu dei due principali rappresentanti della famiglia dei Pazzi: Francesco, ferito nel corso dell’ assalto, raggiunse casa e fu messo a letto mezzo moribondo; qui fu strappato dal letto da una turba inferocita, condotto a Palazzo della Signoria e impiccato alle finestre. Jacopo venne catturato mentre tentava di valicare l’ Appennino, portato a Firenze e impiccato come Francesco. Il suo cadavere, sepolto dapprincipio nella tomba di famiglia, venne esumato una prima volta per essere sepolto fuori dalle mura, a causa di una accusa di blasfemia (si dice per le imprecazioni prima di morire); e una seconda volta, tratto il cadavere nudo dal popolo che per spregio lo strascinò per le strade di Firenze e poi lo gettò in Arno. Guglielmo de’ Pazzi, cognato di Lorenzo, del quale aveva sposato la sorella Bianca, si era rifugiato nelle case del Magnifico ed ebbe salva la vita solo grazie alle preghiere della moglie; le quali tuttavia non gli risparmiarono l’ esilio.

L’ arcivescovo Salviati subì la stessa sorte di Francesco e Jacopo de’ Pazzi, fu infatti spenzolato dalle finestre di Palazzo della Signoria; perirono, ancora, almeno un centinaio di persone, non solo i sicari, ma anche coloro che in qualche modo erano ritenuti in combutta con la famiglia dei Pazzi. La folla inferocita, incitata dai seguaci del Magnifico al grido di “Palle! Palle!” (emblema dei Medici rappresentato nel loro stemma) sostenne con vigore, in tale frangente, il partito mediceo, e fu per questo motivo principalmente che la congiura non ebbe esito.

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Pubblicato il 5 agosto 2011 su Aneddoti e notizie storiche, Personaggi illustri. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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