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MADONNE E MERETRICI

MADONNE E MERETRICI

San Leo è la chiesetta, in realtà dedicata a San Leone Magno, cui facevano riferimento i ruffiani che esercitavano nella zona del Mercato Vecchio (l’ odierna Piazza della Repubblica): il mercato era allora una zona malfamata, per via della presenza, oltre che del Ghetto dei Giudei, di numerosi bordelli e postriboli di ogni genere.

Nonostante l’ apparente paradosso di un accostamento tra il sacro ed il profano più abietto, nel Quattrocento la chiesetta di San Leo arrivò ad ospitare una “societas lenonum seu ruffianorum” (una società di lenoni o ruffiani) che avevano una loro patrona (Santa Barbara) e assemblee degli iscritti. Curioso ricordare, in proposito, che un ritratto della santa patrona fu commissionato dalla società dei ruffiani ad un certo pittore Filippo, il quale, però, dopo aver intascato l’ anticipo, non mantenne l’ impegno preso: fu quindi condannato dagli Ufficiali dell’ Onestà nel 1465 con la condizionale che eseguisse il dipinto entro un termine stabilito.
La chiesa era posta nell’ omonima piazzetta di San Leo, che occupava uno slargo dell’ allora via de’ Naccaioli: per rapportare tali toponimi alla situazione odierna, si potrebbe dire che via de’ Naccaioli corrisponde a via de’ Brunelleschi, mentre chiesa e piazzetta di San Leo erano compresi nell’ area oggi occupata dalle logge di Piazza della Repubblica, all’ altezza del Cinema Gambrinus.

Analoga commistione tra sacro e profano riguardava la chiesa di San Cristofano: la Vergine sulla facciata della chiesetta, a pochi metri dalla gogna dell’ Onestà, era illuminata dai ceri accesi dalle prostitute in segno di espiazione per i loro peccati. La minuscola chiesetta di San Cristofano era incastonata tra gli edifici degli Adimari, che qui avevano vasti possedimenti, e davano il nome all’ attuale via de’ Calzaioli. La facciata del piccolo oratorio è tutt’ oggi stretto tra gli edifici, mentre soltanto sul lato destro è presente la oblunga piazza di San Cristofano che è in realtà uno strettissimo vicoletto. Soppresso l’ oratorio nel 1785, in epoca lorenese, la chiesa fino allora patronata dagli Adimari fu adibita ad abitazione privata. Importante ricordare che, nel sepolcro della famiglia Allori, all’ interno di San Cristofano, fu seppellito, nel novembre 1572, Agnolo Allori, detto il Bronzino e, dopo di lui, il nipote Alessandro Allori, anch’ egli valentissimo pittore.
Interessante, sul tema, la lettura del documento del 12 maggio 1574con il quale “le fanciulle meretrici da Piazza Padella (si tratta di una piazzetta, adiacente alla chiesa di San Michele Bertelde, che fu poi insieme a questa inglobata nell’ edificio della nuova Chiesa di San Gaetanodomandano facultà di poter portare la seta in dosso per andare per maggio per Fiorenza e portare il cero alla Vergine dell’ Impruneta, come è il solito”. Il documento riporta in margine un “Concedesi” che ci fa capire come tale usanza fosse ormai risalente nel tempo e quindi da considerarsi del tutto ricorrente.

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