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La Gioventù Italiana del Littorio a piazza Beccaria

Firenze non è probabilmente una di quelle città su cui l’ architettura di epoca fascista ha lasciato un’ impronta indelebile, almeno per ciò che riguarda la quantità: non sono infatti numerosissimi gli edifici fiorentini risalenti al Ventennio. Tuttavia, quanto a qualità, si tratta spesso di interventi di pregevole fattura e di grande interesse culturale.

Fra gli altri, e solo per citare i più importanti, ci sono la Manifattura Tabacchi del Viale delle Cascine, lo Stadio Comunale e la Stazione di Santa Maria Novella: edifici importanti e particolarmente rappresentativi della quotidianità di Firenze. Di questi però non posso parlare oggi, perchè ci sarebbe da dilungarsi. Parleremo invece di un altro edificio interessante, che i fiorentini più anziani ricordano bene, ma che oggi non esiste più: si tratta della sede della G.I.L. presso Piazza Beccaria. Non è un caso se la prima volta che ho sentito rammentare questo edificio è stato in bocca ad un vecchio professore della facoltà di Economia (corso di Economia Monetaria), che rammentava con nostalgia quando, ancora “in calzoncini corti” partecipava alle esercitazioni del sabato fascista.

Abbattute le mura urbane, e lasciata intatta soltanto Porta alla Croce al centro di Piazza Beccaria, l’ architetto Poggi aveva progettato di lasciare un ampio spazio di forma trapezoidale che andava dalla piazza circolare fino all’ Arno: questi spazi, chiamati “Pratoni della Zecca” per la vicinanza della Torre della Zecca vecchia, dovevano fungere da “quinta” aperta sullo scenario di San Miniato al Monte. Chi veniva da piazza Beccaria doveva poter ammirare in tutta libertà l’ ampio prospetto verso il colle delle Porte Sante.

I Pratoni della zecca erano un area verde popolata da una fitta albereta, nella quale il Poggi aveva ipotizzato di costruire uno stabilimento balneare, anche se questo progetto veniva ben presto stravolto con la realizzazione della Caserma Baldissera, che lambisce ancora oggi la sponda dell’ Arno.

Nel 1934 il sito, delimitato da quelli che erano all’ epoca i Viali Carlo Alberto (viale Giovine Italia) e Duca di Genova (viale Amendola) venne invece scelto come luogo per l’ edificazione della Casa della Gioventù Italiana del Littorio. L’ edificio, costruito tra il 1935 ed il 1937, viene inaugurato nel 1938 dall’ allora Segretario del partito fascista Starace.

La forma del complesso era una specie di “ferro di cavallo” in cui l’ apertura era rivolta verso piazza Beccaria, mentre sul lato opposto (attuale viale Duca degli Abruzzi) si raccordavano le ali laterali, parallele ai viali, tramite due corpi semicircolari. L’ edificio ebbe vita breve dato che nel 1977 fu demolito per fare spazio ai locali dell’ Archivio di Stato, che vi campeggia tutt’ oggi.

Va detto per completezza che molti esperti di architettura hanno deplorato l’ abbattimento di un edificio che aveva un contenuto artistico e stilistico non indifferente, per fare posto al casermone di cemento che si osserva adesso. Vedendo le foto inserite nell’ articolo ognuno potrà farsi la sua opinione e, magari, lasciare un commento in merito.

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