VILE, TU UCCIDI UN UOMO MORTO!

Maramaldo” veniva detto in Toscana, con termine ormai desueto, una persona vile e meschina, qualcuno cioè che approfitta con vigliaccheria di un momento di difficoltà altrui. Il vocabolo, entrato nella lingua italiana in virtù di quella figura retorica che è l’ antonomasia, deriva appunto dal nome di un personaggio che ci è noto dalle cronache storiche per una sua azione da fellone.

Ma partiamo dal principio: nel 1530 le truppe imperiali di Carlo V mettono sotto assedio Firenze, allo scopo di restaurarvi la dinastia dei Medici. I signori di Firenze ne erano stati cacciati nel 1494, anno di avvento della teocrazia savonaroliana, dal popolo inferocito per il comportamento imbelle di Piero de’ Medici (figlio del Magnifico) che, di fronte alla minaccia dell’ invasione delle truppe francesi di Carlo VIII, aveva preferito soggiacere ad un accordo disonorevole (consistente nella cessione di alcune fortezze tra le quali quella di Sarzana) piuttosto che combattere.

Nell’ anno 1530, dunque, la Repubblica fiorentina, forte anche delle opere di fortificazione progettate da Michelangelo per rinforzare la cinta muraria, si dispone a resistere all’ attacco delle truppe imperiali affidando le proprie truppe al condottiero Francesco Ferrucci. I libri di storia ci tramandano che, nonostante il valore militare dimostrato dalle truppe repubblicane e dal suo comandante, Firenze fu alla fine espugnata e i Medici restaurati quali signori della città. Si tramanda che, giunte le truppe fiorentine allo stremo delle forze, fossero intercettate dalle milizie imperiali presso Gavinana (un piccolo paese di montagna, oggi in provincia di Pistoia), luogo in cui lo stesso Ferucci perse la vita.

Secondo la tradizione, il Ferrucci, emblema del valore e dei principi libertari della Repubblica, si rifugiò ferito in un casolare abbandonato (che ancora oggi è mostrato ai turisti, nonostante i dubbi degli storici che aleggiano sulla vicenda) dove, scoperto, viene giustiziato da Maramaldo, dopo avergli indirizzato le parole passate in proverbio:”Vile, tu uccidi un uomo morto”. Ed ecco che Maramaldo, comandante della truppe imperiali, diviene nella tradizione popolare il simbolo della oppressione dello straniero e della vigliaccheria, tanto che il nome proprio è divenuto nome comune dispregiativo affibbiato tipicamente a chi vigliaccamente si fa forte con i deboli. Il Ferrucci, per converso, diviene da allora icona della lotta di liberazione della penisola dall’ oppressione dello straniero, e come tale la sua celebrazione viene ampiamente rispolverata in epoca risorgimentale. Non è raro oggi trovare, in molte città italiane, monumenti eretti in epoca risorgimentale a Francesco Ferrucci, visto come  eroe che, nonostante lo sbilancio di forze, si oppone fieramente all’ invasore. Particolarmente eloquente del significato annesso alla vicenda del Ferrucci, è lo stesso Inno d’ Italia scritto da Mameli e musicato da Michele Novaro, che cita il condottiero fiorentino come emblema del coraggio italico.

About these ads

Pubblicato il 23 ottobre 2011, in Personaggi illustri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 113 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: